Decrescita e Arte : Il dibattito é solo all’inizio

Il clima che ha caratterizzato il seminario “Decrescita e arte” tenutosi nella serata dello scorso 6 dicembre, è stato quello di un vivace confronto, con dei picchi di autentico scontro.

Significativa la partecipazione: più di cento persone hanno risposto al richiamo dei relatori, riconosciuti pionieri nello scenario internazionale di definizione del pensiero decrescente, anche grazie all’originalità dell’argomento in questione. Un uditorio interessato e variegato sia per età che per formazione ed idee, condizione che ha aiutato ad entrare nel vivo della querelle ed a sviscerare molte delle numerosissime sfacettature del rapporto, a tratti lampante ma in altri momenti difficile da afferrare, tra decrescita ed arte.

La serata si è aperta con la presentazione di Pier Paolo Dal Monte, responsabile della cultura per il Movimento della Decrescita Felice, che ha analizzato l’origine etimologica del termine “arte” e la concezione che dell’arte stessa si è andata definendo già a partire dall’ estetica antica, la quale designava come “arte” tutte quelle attività umane che si concretizzavano in forme espressive in grado di avvicinare alla verità  e alla natura.

Alle parole del Dott. Dal Monte è seguito l’intervento del sociologo De Masi, che ha fermamente sostenuto  la necessarietà di una salda impalcatura culturale per tutti coloro che si vogliano avvicinare all’arte contemporanea, un’arte che si dà all’intelletto più che ai sensi. L’esperienza emozionale sarebbe quindi insufficiente a cogliere il significato di opere complesse e di non immediata interpretazione.

Di tutt’altra opinione il Prof. Latouche, uno tra i più noti sostenitori e teorizzatori della decrescita . Secondo Latouche infatti l’essenza dell’esperienza artistica sarebbe  lo stupore, un’emozione così pura e svincolata da sovrastrutture, da potersi dare allo stesso modo e con la stessa potenza sia nel bambino che nel più esperto critico d’arte. Un’arte, quindi, totalmente svincolata da ogni forma di conoscenza. Latouche ha messo in guardia da quello che, a suo avviso, è il pericolo dell’arte contemporanea: la sacralizzazione del desacralizzato ad ogni costo, anche a discapito del significato. Tuttavia secondo il professore, l’arte contemporanea è figlia del suo tempo e quand’anche risultasse vuota, ciò accadrebbe a causa del tipo di società in cui si è sviluppata.

A chiudere la prima parte del seminario è stato Maurizio Pallante, fondatore del Movimento per la Decrescita Felice. Pallante ha chiaramente espresso la propria avversione per l’arte contemporanea inquanto innovazione fine a sé stessa ed espressione di una società dei consumi che ha marginalizzato il valore della contemplazione e l’importanza della ricerca della verità. Un’arte mercificata e fatta oggetto di business,  in cerca soltanto dell’abbaglio e dell’originalità ad ogni costo pur di entrare nel circolo dei nuovi “mecenate” che s’identificherebbero nei detentori del potere economico.

Dopo una breve pausa ed un’ottima cena offerta ed autoprodotta dal Circolo MDF di Torino, la discussione si è animata, soprattutto ad opera di De Masi e Pallante, attorno all’essenza dell’arte moderna e contemporanea: De Masi ha sottolineato che relegando tutto ciò che è contemporaneo all’ambito del consumismo, si corre il rischio di perdere un’importante fetta della nostra cultura. Pallante ha invece  ribadito l’importanza di non sostenere un’arte che valorizzi solamente l’innovazione ma che si riappropri di un ormai perduto saper fare. Secondo Pallante è necessaria una  cesura con il passato e con un frenetico fare finalizzato a produrre sempre di più. Si tratta di due punti di vista che, avvicinati e messi al confronto, potrebbero rappresentare il punto di partenza per una più profonda e precisa riflessione sull’arte e la decrescita.

Molteplici sono stati gli spunti per un futuro dibattito, a partire, ad esempio, dalla considerazione di De Masi sull’arte contemporanea come arte decrescente: mentre in passato tutti potevano pensare all’opera d’arte ma solo l’artista era in grado di realizzarla, oggi tutti hanno gli strumenti per fare ma pochi la creatività per pensare all’opera d’arte.

Quella che poteva essere un’interessante e fruttuosa occasione di crescita reciproca si è, purtroppo, appiattita su una vicendevole contrapposizione tra i relatori.

Tuttavia risulta innegabile la significatività della serata, che ha aperto una porta su una questione estremamente nuova e stimolante per un cammino di continua maturazione all’interno del panorama decrescente.


Elisabetta Trentini, Elena Dal Santo

Fotografie : Daniele Demonte