Crisi ecologica e vegetarianesimo: riforme alimentari “verdi” e diritto internazionale

Diamo voce ad un interessante articolo recentemente pubblicato da Giovanni Sciaccaluga (dottorando in Scienze Sociali all’Università di Genova) sul tema dell’alimentazione e della sostenibilità. MDF non ha ancora una posizione ufficiale ed univoca su questo importante tema e riteniamo, a maggior ragione, utile ogni contributo nell’ottica di favorire un fruttuoso  e serio dibattito.

Mdf Torino

In un mondo in cui il numero di abitanti cresce esponenzialmente, posto davanti alle decisive sfide derivanti dal cambiamento del clima, la rinuncia diffusa a  diete fortemente carnivore, energivore e climalteranti appare sempre più consigliabile e, anzi, forse necessaria. Nell’articolo qui allegato, le fondamenta etico-filosofiche del vegetarianesimo – inteso, si noti, come la progressiva diminuzione del consumo di carni – vengono rilette alla luce della crisi ecologica che l’umanità ha oggi iniziato a fronteggiare.

Così, se in tempi passati il vegetarianesimo poteva essenzialmente essere considerato come il “lusso morale” di quei pochi che hanno a cuore il destino degli animali o che ritengono che un’umanità vegetariana sarebbe meno aggressiva e più pacifica, si può oggi sostenere che la diffusione di “diete verdi” sia, invece, un’evoluzione sociale decisamente utile al fine di ovviare ai gravi problemi di inquinamento e riscaldamento globale cui siamo soggetti. Il vegetarianesimo diventa così un’opzione da considerare anche in chiave antropocentrica, giacché senza un cambiamento nelle abitudini alimentari del mondo occidentale – cui si allineano i trend di consumo dei Paesi in via di sviluppo –, risulta (eufemisticamente) assai difficile credere che la salvaguardia degli equilibri ecosistemici cui siamo sostanzialmente abituati da millenni sia perseguibile. In termini più diretti: senza una decrescita delle diete carnivore, inquinanti e climalteranti, sembra improbabile che l’umanità possa – a meno di rivoluzionarie scoperte tecno-scientifiche ancora da verificarsi – vincere quelle sfide politiche, sociali ed economiche che la crisi ecologica pone sul nostro cammino.

È per questo motivo che anche la Comunità internazionale ha iniziato ad occuparsi del problema: infatti, a livello politico-giuridico internazionale, sono rinvenibili i semi dai quali potrebbero nei prossimi anni germogliare politiche di contenimento del consumo di carne. Nel lavoro qui allegato, sulla scorta di quanto evidenziato in tal senso dall’Organizzazione delle Nazioni Unite e dall’Unione europea, si tiene quindi conto degli spazi di azione che sono, nell’ottica dell’introduzione di “riforme alimentari verdi”, potenzialmente contenuti in strumenti quali l’Accordo di Parigi sul Clima ed i Sustainable Development Goals per il 2030. D’altro canto, nel lavoro si tiene anche conto di quei regimi di libero scambio, primo fra tutti quello dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, che potrebbero rappresentare un ostacolo alla diffusione di politiche del genere.

In ogni caso, alla luce della sempre maggiore consape­volezza riguardo all’insostenibilità ambientale di molti nostri comportamenti e abitudini (fra i quali risulta molto rilevante il sovra-consumo di prodotti animali), appare ragionevole ritenere che un’ampia diffusione delle diete vegetariane sia possibile, politicamente perseguibile, nonché espressione di un mutamento sociale che pone al centro dell’agire umano il mantenimento degli equilibri ecosistemici, la tutela ambientale e, dunque, il benessere umano inteso oltre a considerazioni essenzialmente legate all’accrescimento materiale.

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