Cavallerizza Reale: bene comune, laboratorio cittadino per un diverso modello di sviluppo della città di Torino o centro commerciale?

Venerdì 4 aprile, alle ore 21, nel cortile della Cavallerizza (Via Verdi, 9), ci sarà la proiezione di un documentario sulla storia della Cavallerizza ripercorsa attraverso interviste con vari ex-abitanti.

Conoscete la Cavallerizza (Reale)?

Sono le vecchie scuderie del Polo Reale torinese, un enorme complesso di 22.000 mq che si trova tra Teatro Regio, Via Verdi, Via Rossini ed i Giardini Reali. Una sorta di periferia nel cuore della città; periferia perché si trova in stato di degrado essendo quasi totalmente abbandonata soprattutto dall’autunno quando il Teatro Stabile ha chiuso due sue bellissime sale, oltre a spazi prova, a causa dei tagli ai fondi da parte del Comune.

Oggi resistono soltanto “i beni demaniali”, un circolo culturale che il Comune vorrebbe cacciare.  Vi sono inoltre una sede dei Carabinieri e l’Università che sta costruendo la nuova Aula Magna.

La Cavallerizza però è ed è stata anche altre cose: innanzitutto per decenni, dopo la fine della monarchia,  ci abitarono famiglie che a un certo punto furono cacciate e inoltre, essendo  una parte della zona di Comando delle residenze sabaude, è patrimonio dell’umanità riconosciuto dall’UNESCO ed è quindi un bene comune di rilevanza non solo locale.

 Oggi però la Cavallerizza è di proprietà del Comune (che l’ha acquistata dal Demanio), il quale desidera soprattutto una cosa: venderla! Come abbiamo avuto modo di approfondire, il Comune, grazie alle Olimpiadi e ad altri investimenti di dubbia qualità, ha  accumulato un debito di 3 miliardi e mezzo di euro (anche 5 miliardi secondo alcuni) e, in tempi di “spending review”, ha bisogno di liquidità. Così come ha svenduto l’area ex-Westinghouse per costruirvi un centro commerciale e un centro congressi di dubbia utilità (per maggiori informazioni andate qui), l’amministrazione ora vorrebbe anche svendere la Cavallerizza.

Già in questo contesto, il concetto di decrescita si pone in contrapposizione ad una politica che pone la crescita economica della città, diventata imprenditrice dopo i tagli da parte dello stato centrale, come obiettivo da raggiungere ad ogni costo. Come si fa a crescere? Con la politica dei grandi eventi, costruendo opere inutili quali palazzi invenduti e inutilizzati e conseguentemente indebitandosi … Una volta che il debito è fuori controllo, è il creditore (es. Intesa San Paolo) a fare la politica della città! (ascoltate l’intervista a Emilio Soave (Pronatura) dal minuto 13 circa e l’intervista al sociologo Giovanni Semi).

 Certamente su un edificio di questo tipo vigono una serie di vincoli relativamente al suo utilizzo e un eventuale acquirente non potrebbe gestirlo totalmente a suo piacimento (o meglio a  quello del suo portafoglio) ed è per questo motivo che  una serie di gare non sono andate a buon fine.

La città sta cercando però di rendere l’affare più attrattivo per gli investitori: da una parte riducendo la base d’asta e dall’altra modificando le destinazioni d’uso previste. Mentre infatti, nel 2005 (per informazioni), prima dell’acquisto e prima delle Olimpiadi, si parlava ancora di un grande polo museale e in generale di usi prevalentemente pubblici, nella delibera della giunta comunale del 20 novembre 2012 (per informazioni) è venuto meno il polo museale o quantomeno non viene più esplicitamente citato. Secondo questa previsione, esclusi il Maneggio Chiablese destinato all’Aula Magna dell’Università, tutti gli edifici potrebbero diventare privati: “per la Cavallerizza e per la Rotonda possono proporsi usi anche di carattere privato, purché ne venga garantita l’accessibilità pubblica”. Come ciò possa avvenire non è specificato. Gli usi privati ammessi da tale documento sono: residenze, che a differenza di quelle preesistenti saranno sicuramente di lusso vista l’ubicazione eccellente,  attività terziarie/ricreative (tra le altre cose si parla di un albergo, uffici, etc.), parcheggi e servizi commerciali.

Nel peggiore dei casi la Cavallerizza potrebbe diventare nient’altro che un centro commerciale con annesso parcheggio nel cuore storico della città di Torino.

Qui diventa evidente il rapporto tra le vicende della Cavallerizza e la decrescita. Un tempio del commercio al centro della città che teoricamente ha due possibilità per sopravvivere: o aumentano i consumi o da qualche altra parte morirà gradualmente il piccolo commercio il quale ha quantomeno il grande merito di tenere vivi i nostri quartieri oltre al fatto di incentivare una distribuzione quanto più locale e rispettosa del lavoratore. Nessuna delle due opzioni è ambientalmente e socialmente sostenibile e tantomeno in linea con un’idea di decrescita e di un modello sostenibile di città nel lungo periodo. E’ invece molto coerente con le idee dell’assessore all’urbanistica Lo Russo, come abbiamo potuto constatare pochi mesi fa, il quale prevede nei prossimi anni la costruzione di una serie di centri commerciali in centro città (per informazioni).

E’ inoltre chiaro che l’idea di realizzare altri parcheggi interrati in  pieno centro, che ovviamente non faranno altro che attirare nuovo traffico automobilistico anziché migliorare il trasporto pubblico, è un’idea più che assurda nonché in contrasto con tutte le politiche europee per la mobilità sostenibile a cui, solamente a parole, anche l’amministrazione di questa città non manca di rifarsi.

Soprattutto però, la Cavallerizza è un bene comune nostro, anzi di tutto il mondo e,  in questo senso, è assolutamente scandaloso il comportamento del Comune che tenta di vendere e “riqualificare” questo tesoro senza alcun coinvolgimento dei cittadini.

Per tutti questi motivi il Circolo di Torino del Movimento per la decrescita felice  ha iniziato a collaborare con l’Assemblea Cavallerizza 14:45 che da alcuni mesi sta facendo un bellissimo lavoro di dibattito e azione per la riappropriazione di questo spazio per renderlo pienamente fruibile a tutti come polo di cultura e di discussione politica.

Insieme  a noi ci sono varie altre associazioni/gruppi/comitati che si stanno muovendo per creare un coordinamento di soggetti che si oppongono non solo ad alcuni progetti specifici del comune (es. Westinghouse, Diatto) ma anche e soprattutto al principio che sta alla base delle scelte dell’amministrazione ancora, nonostante le evidenze fallimentari, legate alla politica dei grandi eventi e dell’aumento perenne dei consumi, delle costruzioni e delle vendite; in altre parole una politica basata forsennatamente sulla crescita. Siamo tutti interessati a proporre una alternativa muovendoci insieme ed in anticipo, evitando “di arrivare sempre tardi”.

Vorremmo dare il nostro contributo a questo processo in particolare con l’idea che questo spazio, con il suo carattere simbolico e strategico per rilevanza storica e posizione, possa diventare anche esempio e luogo per discutere (e mettere in pratica) un diverso modello di sviluppo per Torino (e per il mondo) ispirato alla sostenibilità, pretendendo un vero coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni prese a riguardo dei nostri beni comuni. Uno spazio dove la cultura (nel senso classico) possa esprimersi, ma dove si possa costruire insieme una nuova cultura (in senso antropologico) che remi contro la cultura del consumo che tutto mercifica ed omologa, partendo dalla pianificazione urbanistica, sino a mettere in discussione i nostri stili di vita e il nostro immaginare il mondo…

 Chi vuole aiutare noi o direttamente l’Assemblea Cavallerizza 14:45 in questo camino è benvenuto/a!

E se non conoscete ancora la Cavallerizza, andateci, fateci una camminata. E’ nonostante tutto un luogo bellissimo.

Vi aspettiamo numerosi alla proiezione venerdì prossimo!